Terminato il lockdown, in Italia torna a salire lo spreco di cibo

Terminato il lockdown, in Italia torna a salire lo spreco di cibo
Il ritorno, seppur ancora parziale, alla vita sociale, ci rende meno attenti nella gestione del cibo: il 2021, infatti, segna un più 15% di alimenti buttati nel cestino della spazzatura rispetto al periodo del lockdown e del distanziamento fisico.

Nelle case degli italiani si è sprecato, soprattutto, pane fresco; frutta fresca, seguita da cipolle, aglio e tuberi; verdure ed insalata, prodotti più facilmente deperibili acquistati dalle famiglie per il loro consumo quotidiano, ma rimasti, oltre il necessario nel frigorifero o chiusi nella dispensa. Per non parlare anche di una quota di avanzi.

Una disattenzione alla gestione del cibo che ha influito a peggiorare le condizioni dell’ambiente e a sperperare, con scorte in eccesso, una parte del denaro destinato al mantenimento del nucleo familiare.

Stando ai dati del rapporto “Il caso Italia 2022” di Waste Watcher International, presentato allo Spazio Europa, sede di rappresentanza della Commissione Europea e diffuso in occasione della 9° Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare che si celebra ogni anno il 5 febbraio, emerge che abbiamo gettato in media 595,3 grammi di cibo pro-capite a settimana, corrispondenti a 30,956 chili annui: è il 15% in più del 2021, quando si sprecavano 529 grammi settimanali.

Secondo la statistica elaborata su iniziativa della campagna Spreco Zero di Last Minute Market e dell’Università di Bologna, su monitoraggio Ipsos, il non utilizzo del cibo nelle nostre case vale complessivamente 7,37 miliardi di euro, una cifra che equivale al doppio di quanto ha stanziato il Governo per combattere il caro energia.

Ma quali sono i motivi dello spreco? Il 47% degli italiani ammette di scordare il cibo comprato, il 46% lamenta una più rapida deperibilità dei prodotti, che non sarebbero quindi sempre freschi al momento della vendita, mentre il 30% riconosce di calcolare male le quantità di cibo necessario e quindi di esagerare nel riempire il carrello al supermercato. Questi sono, però, comportamenti che si possono migliorare. Come? Per contrastare il fenomeno, l’89% degli italiani chiede di potenziare l’educazione alimentare a partire dai banchi di scuola, mentre l’83% vorrebbe un miglioramento delle indicazioni sulle etichette. Il 72% auspica confezioni più piccole e, infine, il 54% vorrebbe l’applicazione di tasse in base ad uno “sprecometro” che misuri i prodotti alimentari non utilizzati tra le mura domestiche.

Nonostante la battuta di arresto nel “trend risparmioso” che si era manifestato già nel 2020, “l’Italia resta la Nazione più virtuosa nel G8 dello spreco – afferma Andrea Segré, fondatore della “Giornata nazionale prevenzione spreco” –, in una classifica basata sull’”auto-denuncia” che vede i russi a quota 672 grammi settimanali, gli spagnoli a 836, gli inglesi con 94, i tedeschi a 1.081, i canadesi a 1.144, i cinesi a 1.153 e, in fondo, i cittadini statunitensi che sprecano 1.453 grammi di cibo settimanali”.

“La via maestra per migliorare – dichiara Segré – resta dunque quella di una svolta culturale che sostenga l’adozione e la replica delle buone pratiche nel nostro quotidiano, dall’acquisto del cibo alla sua gestione e fruizione. Per questo – conclude – rilanciamo la proposta di mettere al centro dei programmi di educazione civica, nelle scuole, i temi dell’educazione alimentare e ambientale”.

Pubblicato in Varie

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