Un giorno in Yemen: per non dimenticare un conflitto dimenticato

da un quaderno di viaggio di Stephanie Ledoux da un quaderno di viaggio di Stephanie Ledoux
È tornato recentemente alle cronache il conflitto che è in corso da oltre un anno in Yemen, iniziato nel marzo 2015.

Un anniversario drammatico, di quelli che non si festeggiano, ma che si devono ricordare dato che, come denuncia l’Onu: “14 milioni di persone necessitano di assistenza alimentare, 7 milioni hanno grossi problemi dal punto di vista della sicurezza. Ci sono più di 3 milioni di bambini in questo paese che non vanno a scuola. È una vita di dolore, anzi non è una vita, solo dolore. E per quanto riguarda le strutture sanitarie, l’impossibilità di importare cibo, medicinali, carburante nel paese sta rendendo impossibile per loro avere un futuro”.

Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni e dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, il numero degli sfollati ha raggiunto la cifra di circa due milioni e mezzo di persone. Una popolazione che ha urgente bisogno di cibo, acqua potabile e medicine a causa dell’assedio dai raid di Arabia saudita e di altri paesi arabi che bombardano le postazioni dei miliziani sciiti Houthi, colpendo però anche molti civili.

L’associazione Salam For Yemen, presieduta da  Sadek Alsaar, ha organizzato a Parigi, il 28 maggio, presso la Scuola Speciale d’Architettura l’iniziativa culturale Un giorno in Yemen per celebrare questo Paese martoriato, i cui abitanti e il patrimonio sono gravemente in pericolo, e per sensibilizzare la gente a non dimenticarli e ad aiutarli. Una manifestazione articolata in un ricco e condensato programma tra proiezioni di documentari, esposizioni fotografiche, incontri con autori ed editori, conferenze, arte e architettura, musica e anche gastronomia.

Tra le fotografie esposte quelle paesaggistiche del celebre fotoreport e documentarista Yann Arthus-Bertrand, i magnifici ed espressivi volti ritratti da Eric Lafforgue e quelle più dure scattare da Guillaume Binet per Medici senza frontiere che mostrano gli effetti devastanti della guerra.

Più gioiosa l’esposizione dei quaderni di viaggio di Stephanie Ledoux, appena rientrata dalla Colombia. Dopo degli studi universitari in biologia e qualche anno di vita in laboratorio, l’artista ha deciso abbandonare tutto, zaino in spalla e partire all’incontro della gente. Armata di macchina fotografica, matita e quaderno, ha viaggiato per il mondo disegnando volti, luoghi, atmosfere. Una raccolta di emozioni, di sensazioni, di attimi e di sguardi catturati dal gesto della mano che muove veloce la matita sul foglio bianco o su un pezzo di giornale. Lo schizzo viene poi rielaborato in atelier, con il supporto “memonico” delle fotografie. Il risultato degli acquerelli-collage o delle scatole da viaggio e alcuni volumi, di cui il prossimo in uscita a ottobre 2016.   

Alla fine della giornata, il sentimento di speranza per un popolo, per un Paese che possa ritrovare la pace al più presto, è ancora più forte. Conoscere la cultura avvicina le persone e le unisce, creando dei legami particolari, ed è per questo che Salam For Yemen continua la sua missione di portare sotto i riflettori, attraverso le sue iniziative accolte dalle istituzioni con grande piacere, la ricchezza della cultura yemenita e la terribile realtà attuale.  

 

Salam For Yemen

Pubblicato in Varie
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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